Alzheimer: Rossini (Policlinico Gemelli), “fondamentale diagnosi precocissima”. Il progetto Interceptor

“L’Alzheimer, che rappresenta la metà delle demenze, è una malattia che esula dall’invecchiamento fisiologico e comporta un lento e progressivo decadimento delle funzioni cognitive, dovuto all’azione di due proteine, la Beta-amiloide e la proteina Tau, che si accumulano nel cervello causandone la morte cellulare. Evidenze scientifiche ci dicono che l’attacco ai neuroni ed ai circuiti nervosi inizia almeno 15-20 anni prima della comparsa dei ‘tipici’ disturbi della memoria”, spiega Paolo Maria Rossini, direttore Area neuroscienze, Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs-Università Cattolica. Intervenendo oggi a Roma alla conferenza stampa “Alzheimer, non perdiamolo di vista”, organizzata da Italia longeva presso il ministero della Salute, Rossini informa che nel nostro cervello “c’è un numero enorme di cellule, circuiti e sinapsi ‘di riserva’ in grado di sostituire quelli danneggiati o distrutti dalla malattia, fino a quando non si arriva a una soglia limite, superata la quale il meccanismo degenerativo diventa inarrestabile”.

Per l’esperto, “il limite dei trattamenti terapeutici sin qui tentati è stato proprio quello di essere somministrati in presenza di una sintomatologia già conclamata corrispondente ad una fase di malattia in cui le riserve plastiche del cervello sono esaurite. In sostanza, come voler curare il cancro in un paziente plurimetastatico”. Per questo motivo, “gli sforzi della ricerca sono sempre più tesi a intercettare il prima possibile i primi sintomi della malattia aiutandoci con dei marcatori. Vogliamo individuare – prosegue Rossini – le caratteristiche precocissime e spesso visibili solo con l’ausilio di esami strumentali, così da intervenire il prima possibile con cambiamento degli stili di vita, trattamenti specifici e supporti tecnologici”. “Un paziente costa 70mila euro l’anno; anche per questo è importante intervenire in tempo”. E l’Italia è in prima fila in questa attività di ricerca con il progetto “Interceptor”, finanziato da Aifa e ministero della Salute, “che ha l’obiettivo – spiega il neurologo – di intercettare con precisione i soggetti che svilupperanno la patologia di Alzheimer. Un modello di medicina sociale”. “Oggi – conclude – il trattamento è purtroppo sostanzialmente sintomatico. Tra i trattamenti non farmacologici la combinazione di test neuro psicologici ed esercizi di training è molto promettente”.

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