Da: “Il Messaggero” del 18 Luglio 2018 – a firma Antonio Caperna

S coprire in anticipo se ci si ammalerà di demenza e di Alzheimer, quando è presente già un quadro di declino cognitivo lieve, una condizione che interessa circa 735mila persone in Italia e che in un caso su due diventa demenza vera e propria. E’ quanto promette un test combinato, semplice e ‘low cost’, basato su un prelievo di sangue e un elettroencefalogramma (Eeg). Per il momento ha dimostrato un’accuratezza elevata (cioè non dà falsi positivi o false diagnosi) fino al 92%. Il prelievo di sangue serve a condurre un semplice test genetico alla ricerca di una mutazione legata al rischio di Alzheimer, sul gene ApoE. I segnali registrati con l’Eeg, invece, sono interpretati con un’analisi matematica (teoria dei grafi), che consente di capire come sono connesse tra loro le diverse aree del cervello. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista ”Annals of Neurology” è stata condotta dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli – Università Cattolica, con il supporto tecnico del S. Raffaele Pisana. «Conoscere chi si ammalerà di demenza tra i soggetti a rischio sarà semplice e rapido, perché basteranno un Eeg, eseguito in modo routinario, ma analizzato con metodi estremamente sofisticati, e un prelievo», spiega Paolo Maria Rossini, coordinatore dello studio, direttore dell’area di Neuroscienze della Fondazione Policlinico A. Gemelli e ordinario di Neurologia all’Università Cattolica.

IL TRATTAMENTO «A oggi manca nella pratica clinica un simile test, che potrà essere di grande aiuto sia per le persone con declino cognitivo, sia per le loro famiglie, per iniziare il prima possibile i trattamenti medici e riabilitativi –aggiunge lo specialista- al fine di introdurre le necessarie modifiche nello stile di vita e per orientare per tempo scelte anche difficili che si è costretti ad affrontare in caso di diagnosi di demenza». Il test sarà rivolto a tutti coloro che presentano un lieve declino cognitivo, i quali hanno un rischio venti volte più elevato di ammalarsi di demenza rispetto ai coetanei sani. Dato che per il momento non si può prevedere in modo semplice, economico e non invasivo chi si ammalerà davvero, ma servono esami onerosi come la Pet, la risonanza magnetica o la puntura lombare, il test vuole diventare una metodica semplice, a basso costo, disponibile su tutto il territorio nazionale e non invasiva. «Il test è utilizzabile da subito nella pratica clinica- conclude Rossini- con una valutazione in un progetto di ricerca comparativa denominato “INTERCEPTOR”, di recente finanziato da Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e Ministero della Salute. Nel trial vari test saranno messi a confronto per valutare accuratezza, costi e la loro facilità di esecuzione all’interno di un modello organizzativo su scala nazionale».

GLI AFFETTI Il declino cognitivo lieve è caratterizzato da piccole défaillance misurabili ai normali test neuropsicologici, che in genere vengono effettuati per modesti deficit di memoria o perché c’è una significativa familiarità di demenza, e non impattano nelle abilità di vita quotidiana, di relazione, affettiva, professionale del paziente. Sapendo in anticipo se la persona si ammalerà o meno, il paziente può essere inquadrato in un percorso terapeutico con farmaci già disponibili e più efficaci in questa fase pre-malattia. Antonio Caperna

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